Espresso italiano o caffé all’americana?

Trieste, 20 novembre 2009. Convegno sul caffè alla camera di commercio di Trieste. Gli operatori del settore hanno fatto il punto della situazione economica. In evidenza la preoccupazione per la concorrenza da parte dei grandi distributori stranieri quali Starbucks e Mc Cafè. Tra le proposte: incrementare le attività del distretto e dello scalo portuale di Trieste e affermare la qualità italiana. Interventi di carattere scientifico, medico e culturale.

Dalle parole del presidente della Camera di commercio Antonio Paoletti si è appreso che l’Italia è uno tra i principali importatori di caffè al mondo e la capacità di esportazione del prodotto tostato sta incrementando di anno in anno. Trieste in particolare si colloca tra i più importanti attori ospitando un distretto del caffè che coinvolge 50 imprese con un fatturato di oltre 500 milioni di euro e 900 occupati. Attraverso la dogana di Trieste passa il 27% del caffè importato in Italia.
Potenziare ulteriormente l’attività del distretto è possibile soltanto incrementando il traffico via nave diminuendo il costo dei noli e decongestionando il traffico autostradale e ferroviario, come ha ribadito Furio Suggi Liverani presidente di Trieste Coffee Cluster, agenzia per lo sviluppo del distretto industriale del caffè.

Il riconoscimento del ruolo dell’Italia quale maggiore produttore di caffè espresso è stato ricordato dal presidente dell’Associazione caffè Trieste Vincenzo Sandalj che ha tuttavia posto il problema della concorrenza internazionale da parte delle grandi multinazionali impegnate nel settore. «In mancanza di azioni coordinate a difesa dell’espresso italiano, siamo destinati a perdere il primato già nel medio periodo» ha concluso Sandalj.

Nel pomeriggio è stata inaugurata la mostra sulla storia del caffè a Trieste visitabile fino al 31 gennaio nella sede del museo della Camera di commercio.

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