Alla volta di Kintamani (prima parte)

Alla volta di Kintamani (prima parte)
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Anomale nubi colme di pioggia accompagneranno minacciose la nostra spedizione sull’isola di Bali, piccola perla vulcanica ad est di Giava, in Indonesia. Settembre, qui nel bel mezzo dell’oceano indiano, non è stagione di monsoni e l’alternativa di un sole afoso avrebbe destato forse più apprensione. Il pullman che ospita la delegazione italiana del caffè (un gruppo di 11 persone invitate dall’ambasciata indonesiana di Roma) dovrà arrampicarsi sulle tortuose strade che portano a Kintamani, località situata nel profondo nord dell’isola.

Ci aspetta un viaggio lungo e “movimentato”, non a causa del traffico, completamente assente nei luoghi che attraverseremo, ma a causa delle innumerevoli buche di un asfalto a dir poco dissestato. Oltre all’irregolarità del piano stradale e il conseguente terremoto senza sosta che sconvolge il nostro sedile, ci faranno compagnia durante la trasferta balinese paesaggi via a via differenti e affascinanti, che scorreranno senza sosta al di là del finestrino. Il nostro sobbalzare durerà all’incirca tre ore, dall’estremità sud dell’isola, località Nusa Dua, luogo della nostra partenza, fino alla piantagione di arabica di Kintamani, nella parte settentrionale di Bali.

Lasciati alle spalle gli ultimi centri abitati, ci ritroviamo presto a solcare il mare delle risaie, dove gruppi sparuti di lavoratori si chinano ripetutamente e con inesauribile solerzia sul tappeto verde delle graminacee, concedendo alla nostra vista il solo copricapo classico. Man mano che saliamo di altitudine le coltivazioni si fanno a terrazze, qua e là si ergono solitarie le palme, quasi a rompere la metodica regolarità di tutti questi piani e superfici poste a più livelli. Immense scalinate verdi si stagliano vigorose, ancorate alle solide fondamenta di madre terra, aspettando che da un momento all’altro un esercito di lavoratori discenda quei dislivelli riscattando i frutti della faticosa semina.

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scritto il 19 novembre 2007 e pubblicato sul numero di novembre 07 del “Notiziario Torrefattori” del Gruppo Triveneto

Massimo Petronio

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