“Caffè Tergeste” Umberto Saba

Se andiamo a consultare l’elenco telefonico degli anni Trenta, un solo volume a raccogliere  tutti gli abbonati italiani, troviamo, sotto Trieste al numero 2 della Piazzetta San Giacomo, il Caffè Tergeste.

La demolizione di numerosi edifici previsti dalla ristrutturazione di quegli anni trasforma nomi e planimetrie. La piazzetta diventa parte di via Riborgo,  l’attuale via del Teatro Romano.

“Caffè Tergeste” è  un luogo che non c’è più. Resta lo scritto di Saba, ne “La serena disperazione” (1913- 1915).  Non era il  Caffè Garibaldi, sito al tempo sotto al Municipio e ritrovo di intellettuali. Al Caffè Tergeste  si incontrava di tutto. Un’umanità alle prese con le difficoltà, ma vera. Il poeta ci racconta il senso di completezza  nell’incontro di  un quotidiano promiscuo, l’innocenza dell’autenticità e la conciliazione delle diversità.

“Amai la verità che giace al fondo, quasi un sogno obliato, che il dolore ricopre amica” scrive in altri versi che ci permettono ancor meglio di cogliere lo spirito dei suoi scritti.

“Caffè Tergeste”

Caffè Tergeste, ai tuoi tavoli bianchi
ripete l’ubbriaco il suo delirio;
ed io ci scrivo i miei piu allegri canti.
Caffè di ladri, di baldracche covo,
io soffersi ai tuoi tavoli il martirio,
lo soffersi a formarmi un cuore nuovo.
Pensavo: Quando bene avrò goduto
la morte, il nulla che in lei mi predico,
che mi ripagherà d’esser vissuto?
Di vantarmi magnanimo non oso;
ma, se il nascere è un fallo, io al mio nemico
sarei, per maggior colpa, più pietoso.
Caffè di plebe, dove un dì celavo
la mia faccia, con gioia oggi ti guardo.
E tu concili l’ítalo e lo slavo,
A tarda notte, lungo il tuo bigliardo.

La serena disperazione (1913-15)

Un ringraziamento a chi ancora lavora nell’antica libreria di Umberto Saba che ha fornito mappe ed elenchi per risalire alla reale locazione dei luoghi.

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