Elogio del caffè al bar

Elogio del caffè al bar
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“L’espresso, “quello buono”, si beve solo al bar”. Lo si legge su alcune macchine da caffè. Ma è anche la tesi di Josè Vicente Quirante Rives, editore spagnolo e napoletano d’adozione, autore dell’agile libretto “Elogio del caffè al bar”. In particolare a Napoli, specifica Quirante Rives, dove il caffè è di culto.

“Perchè farlo a casa se a Napoli vivo circondato da baristi-artisti che mi fanno godere di un’arte dal valore inestimabile?” domanda l’autore. Uscire al bar è un’occasione per condividere il piacere del caffè con altra gente. Conosciuta e sconosciuta. Per godere della confusione del bar e del “paesaggio umano”.

In questo elogio al caffè e alla sua tradizione napoletana, l’autore propone a tratti in tono ironico e divertito, a tratti serio, sia sue opinioni (come il diffidare di chi non beve caffè allo stesso modo degli intellettuali che odiano il calcio), sia spaccati di cultura napoletana. Qualche esempio? La superstizione: mai servire il caffè in una tazzina sbeccata, è segno di malaugurio. O la tradizione: come quella di proporre il caffè zuccherato o quella, probabilmente mitizzata, del caffè sospeso. E “se a Napoli le cose non sono mai come sembrano. – constata – Il caffè sì, di lui potete fidarvi ciecamente”.

Elogio del caffè al bar
(scritto a Napoli, dove il caffè è di culto)
Josè Vicente Quirante Rives
Tullio Pironti Editore, 2009
31 pp, 3,90€


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