Sabina ci racconta il caffè del suo paese. Il primo Caffè, a Sarajevo, è del 1591, chiamato Khavana, Kavana, o Kafana è un luogo con sedie e tavolini dove bere il caffè seduti. In Bosnia Erzegovina il Kafa o Khava (il caffè) è un momento tutto da godere, un piccolo rito e Sabina lo spiega con molta calma. Si prepara alla turca dopo aver macinato finemente i chicchi tostati col “Mlin”, un lungo macinino di metallo. Si versa l’acqua bollente sopra la polvere finissima posta dentro al pentolino dal collo stretto e si lascia bollire lentamente fino a quando una schiuma densa sale, pronta a traboccare. E’ il momento di togliere il pentolino dal fuoco e di versare qualche goccia d’acqua fredda per far depositare i fondi.
Nei bar delle grandi città ormai si beve quasi ovunque l’espresso, ma nelle case si usa prepararlo in questo modo, versandolo nelle tazzine senza manico, accompagnandolo col Lokum, una gelatina morbida al sapore di rosa, in cubetti. Poi si beve un po’ d’acqua e si è pronti per sorseggiare il caffè con una zolletta di zucchero tra le labbra, non dentro alla tazzina. Si condivide il piacere coll’ospite e, alla fine, si può leggere nei fondi neri un futuro roseo come il profumato, morbido e dolcissimo Lokum.
Il rito del caffè, alla presenza di consoli e autorità, ha dato il via al progetto “Borders and Happenings”, opportunità di scambio culturale tra giovani di lingua e nazionalità diverse. L’iniziativa si concluderà domenica 29 agosto: interculturalità con cene, spettacoli e concerti presso la terrazza dello stabilimento balneare Ausonia in Riva Traiana 1 a Trieste.
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