Il mito è una narrazione tra realtà e fantasia. Ecco la definizione, che i nostri figli studiano a scuola, quando cominciano ad interrogarsi sul come sono nate le cose del mondo. E’ su questa falsariga, che viene narrata la creazione della nostra amata bevanda ne “La pianta amara” racconto inserito nella raccolta “Le storie di Straparlone” (Einaudi Ragazzi). L’autore è Roberto Piumini, indispensabile per insegnanti, genitori e nonni attenti alla letteratura per l’infanzia ma che si rivolge specificamente anche agli adulti con ben 15 romanzi. Viene definito dai critici un vero poligrafo e le sue opere spaziano su tutte le dimensioni del linguaggio: filastrocche, poesie, poemi, testi teatrali, fiabe, storie e perfino canzoni. E’ un autore che sa parlare ai bambini con uno stile limpido e ricco di sensazioni e percezioni a loro familiari e, allo stesso tempo, riesce a divertire, stupire anche il lettore adulto per la poesia delle descrizioni e la ricchezza dei testi.
In questo racconto troviamo i temi eterni del bene e del male, rappresentati da un dio buono, Akemba, che ama gli uomini e vuole fare loro un bel regalo, e un dio cattivo, Bakupo, che, sulla base del cliché del serpente dei tempi di Adamo ed Eva, con l’inganno cerca di oscurare il bene fatto dal dio buono. Una storia conosciuta da grandi e piccoli, dunque, che qui vede come dono d’amore divino la pianta del caffè, pensata per rallegrare la terra con le sue foglie lucenti, le sue bacche rosse e i suoi bianchi fiori. Nell’idillio di un mondo pieno di donne ornate da collane fatte con le bacche e di bambini che ruzzolano tra i cespugli lucenti interviene il dio cattivo che “dona” alla pianta e ai frutti l’amarezza. Gli uomini cominciano perciò a odiare il dono e a voler estirpare le piante, fino a volerle distruggere bruciandole a mucchi su alti falò.
Sarà l’intervento provvidenziale del dio Akemba a riuscire a trasformare il male, subito dagli uomini, in bene, anzi, in buono! Tra le fiamme, infatti, «da ciascuno di quei chicchi sembrava alzarsi una musica profumata», un aroma che noi tutti conosciamo bene. Il dono, sebbene trasformato riuscirà, quindi, ad adempiere al suo compito e su tutta la terra ci sarà la gioia.
Maria Cristina Predonzani
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