Siamo a Toronto nel 1895 e tra gli aristocratici si sta diffondendo anche nel nuovo continente la “moda europea” in tazzina. Per il detective William Murdoch la sua prima volta con il caffè non è stata un granché. “E’ terribilmente amaro!” esclama al suo fedele agente Crabtree che gliel’ha decantato e offerto. Noto al suo pubblico per caparbietà e schiettezza il detective rincara la dose aggiungendo “perché diavolo dovremmo berlo quando esiste il tè! Non credo che avrà successo”.
Murdoch Misteries é una fortunata serie tv canadese, tratta dai libri di Maureen Jennings, giunta in patria già alla terza stagione e che in Italia possiamo seguire su Fox Crime. Il giovane protagonista, interpretato da Yannick Bisson, stupisce ispettori e contemporanei con la sua tecnica investigativa che, avveniristica per quei tempi, utilizza analisi balistiche, confronto ai raggi ultravioletti e controlli tossicologici. Durante gli episodi, come in questo caso (episodio 8 La macchina della verità- Still waters), l’ambientazione storica aiuta a capire come invenzioni e mode venivano accolte dalla gente comune in anni in cui superstizione e pregiudizio erano ancora molto presenti. Il detective si trova davanti al cadavere di un giovane vogatore di un club d’elite, apparentemente morto per un incidente e oltre all’intrico del caso dovrà superare l’ostracismo e la riservatezza della classe agiata vittoriana.
La modernità della serie si nota, invece, nella presenza, tra i collaboratori di Murdoch, di una lei a cui il nostro protagonista è particolarmente legato. E’ la dottoressa Julia Ogden (alias Helene Joy) anatomo-patologa, validissimo aiuto per le indagini e che, anche tra cadaveri e organi espiantati, non perde un attimo la propria femminilità che conquista. Dopo la conclusione del caso, a fine episodio è grazie all’invito di Julia, infatti che William arriva alla sua seconda tazzina.
− William? Vi piace il caffé?
− Sì…sì, molto.
− Perché qui, al club, c’è una miscela davvero squisita importata dalla Turchia, pensate…
− Davvero! Dovremo provarla allora!
Maria Cristina Predonzani
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