Giuseppe, Anita e il caffè

Giuseppe, Anita e il caffè
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In occasione del 150mo anniversario dell’unità d’Italia vogliamo ricordare uno dei principali protagonisti del risorgimento con un omaggio non convenzionale, narrando una vicenda che ha segnato la vita dell’eroe dei due mondi e che ha un legame con l’amara bevanda.

Riferimenti al caffè compaiono di frequente nelle memorie di Garibaldi da lui stesso scritte. Nella descrizione di un episodio avvenuto in sud America si legge «noi a bordo della goletta, si mancava affatto di tutto, meno che di caffè, per cui questo veniva messo per salsa dovunque, senza occuparsi poi se il caffè era per me una bevanda sana ed una droga efficace». Ma è in Brasile che per una tazza di caffè avviene quell’incontro che darà vita a una delle avventure romantiche più popolari della storia d’Italia: l’amore tra il generale e Ana Maria de Jesus Ribeiro da Silva, soprannominata Anita.

Dopo averla intravvista con un cannocchiale ed esserne rimasto impressionato, Giuseppe Garibaldi conobbe Anita di persona nella casa di un uomo da poco conosciuto che lo aveva invitato a bere un caffè. L’incontro, a detta dello stesso Garibaldi, fece scoccare immediata la scintilla dell’attrazione.

«Là, coll’aiuto del cannocchiale che abitualmente tenevo alla mano quando sul cassero d’una nave, scopersi una giovine. Ordinai mi trasportassero in terra nella direzione di lei. Sbarcai; ed avviandomi verso le case ove dovea trovarsi l’oggetto del mio viaggio, non mi era possibile rinvenirlo: quando m’incontrai con un individuo del luogo, che avevo conosciuto ai primi momenti dell’arrivo nostro. Egli invitommi a prender caffé nella di lui casa. Entrammo; e la prima persona che s’affacciò al mio sguardo era quella il di cui aspetto mi aveva fatto sbarcare. Era Anita! La madre dei miei figli! La compagna della mia vita, nella buona e cattiva fortuna! La donna, il di cui coraggio io mi sono desiderato tante volte! Restammo entrambi estatici, e silenziosi, guardandoci reciprocamente, come due persone che non si vedono per la prima volta, e che cercano nei lineamenti l’una dell’altra qualche cosa che agevoli una reminiscenza. La salutai finalmente, e le dissi: tu devi esser mia».

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