Storia al caffè

Storia al caffè
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I caffè furono veri focolai per le rivolte che portarono all’Unità d’Italia. Punti di ritrovo, vuoi per il caldo che nelle giornate fredde si andava cercando, vuoi per l’incontro e lo scambio di idee che vi si creava. Fra i caffè più antichi il Florian di Venezia inaugurato nel 1720, frequentato da Silvio Pellico e citato nelle “Mie prigioni”. Durante i moti del 1848 vi si curarono i feriti come in un’infermeria. Il Caffè Pedrocchi, a giugno, di anni ne compie 180 e può raccontare i primi moti dell’8 febbraio ’48. Nella sala bianca, a testimonianza, c’è ancora il foro del proiettile austriaco sparato mentre gli studenti vi erano barricati. Uno dei ragazzi rimase ucciso e, il 24 marzo, durante i suoi funerali Padova cacciò gli austriaci.

Al Caffè Cova di Milano si trasferiva tutto il salotto della contessa Clara Maffei, il più celebre d’Italia nel cinquantennio 1834-1886. Al Cova si radunarono i protagonisti delle Cinque Giornate quando la città insorse dando il via alla Prima Guerra d’indipendenza. Giuseppe Verdi vi acquistava il panettone per la moglie Peppina. Boito ci si rifugiò e si consolò con una cena dopo una prima non proprio felice, alla Scala, del suo Mefistofele. L’opera, scritta e musicata da Arrigo Boito ed ispirata al Faust di Goethe, viene rappresentata in onore dell’Unità d’Italia in questi giorni  fino al 23 marzo al teatro dell’Opera di Roma.

Il Caffè Renzelli di Cosenza, aperto nel 1801, vide ai suoi tavolini i fratelli Bandiera. Dal Caffè Dei Grigioni, a Bologna, parte la rivolta popolare della Montagnola, l’8 agosto del 1948, proprio a causa della richiesta da parte di due ufficiali austriaci di un caffè tricolore, letta come scherno da parte degli altri avventori. A Trieste, una lapide in pietra ricorda: “Da questo Caffè Tommaseo nel 1848, centro del movimento nazionale, si diffuse la fiamma degli entusiasmi per la libertà italiana.”

Tanta storia nelle sale del Caffè Greco: “Un Caffè liberale e della vigilia; difatti i sentimenti del suo amore per la libertà […] risalgono, almeno a quanto io ne so, al 1831; poiché fu appunto in uno di quei moti scoppiati qui in Roma in quell’anno […] quando parecchi artisti romani, alcuni pensionati dell’Accademia di Francia, e qualche medico dell’ospedale di S. Spirito, per reagire contro le inquisizioni, gli arresti, le condanne, le delazioni, le proscrizioni e i supplizi che rendevano la vita intollerabile, decisero di assaltare una caserma di granatieri, in piazza Colonna”. E’ Cesare Pascarella, nelle sue Prose, a raccontare i fatti di Piazza Colonna partiti dal Caffè Greco, o lo scontro di Villa Glori che ebbe luogo nel pomeriggio del 23 ottobre 1867 nel quadro delle iniziative di Giuseppe Garibaldi per liberare Roma. Quest’ultimo fatto gli è narrato da Giusto Murarti, uno dei Settanta di Villa Glori che venne inviato al Caffè da Enrico Cairoli “… siediti a un tavolino e fai i nostri gesti d’intesa. Certamente qualcuno ti verrà vicino, ti saluterà con le parole che sai; ti stenderà la destra e risponderà ai tuoi cenni coi cenni relativi: quando ti sarai assicurato bene di tutto, fagli conoscere la nostra posizione, digli quanti siamo e domandagli come ci dobbiamo regolare: sentilo e cerca di ritornare più presto che puoi. Vai !».

Il Pascarella narra le avventure drammatiche e rocambolesche di quegli anni con ironia, talvolta fa sorridere di avventori e fatti e ci ricorda, in un suo sonetto,
 di quanto si possa essere inconsapevoli degli accadimenti: “Vedi noi? Mò noi stamo a fà bardoria:
 Nun ce se penza e stamo all’osteria…
Ma invece stamo tutti ne la storia.”

Per la rappresentazione del Mefistofele al Teatro dell’Opera di Roma [Link]

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