Diritto e rovescio

C’è chi dice che sia molto chic sedersi in un bar con la propria sacca di ferri e lane e cominciare a sferruzzare in compagnia, davanti una tazzina da caffè. Si chiamano Knit Cafè e in America sono popolarissimi, mentre in Italia cominciano a farsi largo nelle città come Milano, Roma, Torino, Modena e Firenze in questi ultimi due anni. Una vera e propria passione: il knitting.

Su Internet è pieno di community, i cosiddetti Knitting Group, che fanno incontrare e danno voce agli amanti del ricamo, dell’unicinetto e della maglia. Le più conosciute, negli Usa, sono le knitters di New York City e il Chicago Knitters Unite: luoghi di incontro che consentono alle persone di condividere l’arte di creare opere di prezioso filato, imparando gli uni dagli altri i segreti dell’abilità manuale.

Prima di arrivare in Italia, la tendenza dei Knit Cafè è passata dal Regno Unito, dove gli “sferruzzatori” non creano soltanto maglie e vestiti ma azzardano delle incredibili opere d’arte, come pali della luce ricoperti di filati colorati e vivaci per renderli più eleganti. Da noi, invece, gli iniziatori sono stati un gruppo di studenti della Nuova Accademia di Belle Arti (Naba), impegnati in un progetto sulla maglia fatta a mano. L’idea ha trovato subito largo consenso al punto di suscitare l’interesse di Pitti Immagine che li ha invitati a esporre i lavori fatti al Pitti Filati di Firenze, con il patrocinio della Triennale di Milano, che ha poi deciso di dare spazio all’iniziativa dei Cafè.

Ormai, in diverse città d’Italia, si sfornano maglioni dalle otto del mattino fino all’ora dell’aperitivo: uomini e donne coinvolti in un hobby d’altri tempi.

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