Il discorso della caffettiera

Il discorso della caffettiera
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“Quando occorre tenere in mano una caffettiera bollente, è meglio non rompere il manico finché non si è sicuri di averne un altro egualmente comodo e pratico e comunque finché non si abbia a portata di mano uno strofinaccio”.

Siamo il 22 febbraio 1944, lo speaker è l’allora primo ministro Winston Churchill, ad ascoltarlo la platea gremita della camera dei comuni che attenta si interroga sulla situazione della guerra in Italia.

Mentre al nord Mussolini rientrato in Italia ha fondato la Repubblica Sociale Italiana conosciuta anche come Repubblica di  Salò,  al sud la liberazione dall’occupazione tedesca è ben che iniziata. Allo sbarco di Salerno è seguito quello di Anzio e gli Alleati combattono duramente a Montecassino. Intanto il governo Badoglio, nato dopo la caduta di Mussolini e la famiglia reale si sono rifugiati a Brindisi presso gli Alleati.

E’ in questo quadro che un congresso di partiti antifascisti a Bari si pronuncia a favore dell’abdicazione del re Vittorio Emanuele III e chiede bramosamente la convocazione di un’assemblea costituente. Churchill, commentando tale episodio  usa una metafora che ha gusto italiano e, senza mezzi termini, esprime il suo dissenso su tale proposta sottolineando ingenuità e  scarsa autorità elettiva di tali partiti politici.

La caffettiera italiana cambierà manico, come sappiamo, molto più tardi, a guerra finita, il 9 maggio 1946 quando il re abdicherà in favore del figlio Umberto II.

Maria Cristina Predonzani

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