Passo la parola a Massimo Zulian, l’uomo Espressamente illy

Prima che il sito dell’azienda illy venisse aggiornato, sotto la voce “I Professionisti” appariva la foto di Massimo Zulian: una persona che ben conosce i prodotti illy e soprattutto il caffè al quale ha dedicato sin da ragazzino la sua vita scegliendolo alla scuola. Di Espressamente illy, la catena internazionale di bar, sono titolari a Trieste lui e la moglie Anna Daniele, una coppia giovane, dinamica e pronta a mettersi sempre in gioco anche quando la posta è alta, senza abbandonare ciò che li distingue: la qualità. Al Bar Via delle Torri li ho incontrati e Massimo Zulian si è raccontato.

Parlami di te, come sei arrivato a Espressamente illy?
Ho cominciato da giovanissimo, ho lasciato la scuola e i miei genitori mi hanno detto: “ Le possibilità sono due o lavori o continui gli studi”. Io ho optato per la prima e mi sono ritrovato a lavorare in un bar che si chiamava Bar Para in via Battisti, una zona di grande lavoro in uno dei bar più belli della città. Lì ho fatto il mio apprendistato di 3 anni, una scuola dura dove non potevano venire a trovarmi i miei amici, i parenti e dove il titolare era rispettato. Passati i 3 anni, le forze armate mi hanno chiamato per svolgere il servizio militare, e il bar è stato rilevato da un’altra persona, che mi tenne un mese in prova e mi licenziò l’ultimo giorno, all’ultimo minuto dell’ultima ora di lavoro perché chiamato alla leva. Quando poi ho avuto il congedo per sovrannumero mi ha richiamato e io naturalmente ho rifiutato. In seguito, ho trovato lavoro da alcuni amici al Bar X dove sono stato per 6 anni. E’ stata una bellissima scuola, tutti quelli che hanno lavorato lì dopo hanno aperto un bar proprio. Io con i miei ex titolari siamo diventati soci e abbiamo preso il bar La Portizza per due anni, poi per divergenze di opinioni io e mia moglie Anna siamo andati via e abbiamo acquistato Espressamente illy, il fiore all’occhiello dell’azienda illy. Io ho frequentato l’Università del caffè negli anni e in tutti i bar in cui ho praticato c’era sempre illy. Il Bar Para è stato il primo a servire il caffè illy a Trieste. Mi sento un uomo illy.

Il caffè è indubbiamente buono, ma qualcuno ne lamenta il costo. Voi siete tra i pochi coraggiosi che hanno alzato il prezzo a 1,10 euro… quali le conseguenze?
E’ una città difficile come il caffè, in fondo. Abbiamo avuto grandi difficoltà ad aumentare il costo del caffè, ci siamo presi molte critiche e addirittura sentiti dire: “Vergognatevi!”.
Credimi che 1,10 euro è giustificato, lo abbiamo fatto a scopo di sopravvivenza. Il mio è un caffè di qualità, è una delle miscele più care e lavoro onestamente perché utilizzo 7 gr e sono pronto a scommettere che molti bar a Trieste ne usano 6, risparmiando sulla miscela. Se lo facessi  non sarei onesto e non farei un espresso di qualità.

L’anno scorso a Trieste ha aperto la illyteca di Fulvio Benvenuti. Esiste un legame tra le due realtà illy?
La notizia dell’apertura dello store di illy mi ha sorpreso. Speravo in un coinvolgimento diretto essendo proprietario di Espressamente illy invece hanno scelto di aprire un negozio aziendale che fa concorrenza a tutti i rivenditori di prodotti a marchio illy come le tazze, il cioccolato e le marmellate. Certo, la illyteca non ha la possibilità oggi di far degustare il caffè ma arriveranno anche alla mescita. Per quanto riguarda Fulvio Benvenuti posso dire che è il nostro rappresentante di zona e ben conosce gli storici delle vendite e quanto si ricava dalla distribuzione dei prodotti illy. Lo scorso Natale per noi è stata dura: il regalo si è spostato lì.

Siete stati al centro dell’attenzione, qualche mese fa, per il progetto non andato in porto riguardo al Caffè degli Specchi. Pensate di riproporlo?
La proposta degli Specchi era molto interessante perché si trattava di un fallimento e la licenza veniva venduta sottocosto. Il gruppo formato, oltre che da noi, dal pasticcere di Monfalcone Paolo Maritani e da Rossana Bettini moglie di Riccardo Illy ha presentato un progetto ambizioso ed efficace per poter riportare a vita un bar che non lavorava da 20 anni proponendo una divisione del locale in più settori in modo da gestire meglio gli spazi e il personale. Riproporlo oggi è difficile, i tempi rispetto allo scorso anno sono cambiati, la città è ferma, chissà magari non a Trieste. Comunque le Assocurazioni Generali, proprietarie dello stabile, hanno comprato la licenza e poi preferito, tramite gara d’appalto, cederala a chi poteva accollarsi un contratto d’affitto, a mio avviso, improponibile in questo momento storico.

 

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