Nespresso con le sue limit edition: capsule Napoli e Trieste

Nespresso propone le sue capsule dal nome Napoli e Trieste, presentandole nelle due città che hanno fatto e fanno la storia del caffè nazionale.

«È un tributo ai due capoluoghi di regione e alle loro eccellenze – emerge dalla multinazionale elvetica -, entrambe cuore pulsante della comparto». La città partenopea ha irradiato nel mondo il suo sistema di consumo domestico con la caffettiera Napoletana, esaltata anche in quel magnifico monologo del grande Eduardo de Filippo nella commedia “Questi fantasmi”, ma anche in altri lavori teatrali del maestro che ha posto l’aromatica bevanda al centro di ogni rapporto interpersonale, radicandosi nell’immaginario collettivo. Trieste, invece, porta di transito della materia prima mercantile, ove è solidamente attivo e strutturato il legame fra l’aromatico chicco e il tessuto economico cittadino. Quivi hanno sede le più significative aziende del settore (crudisti importatori e agenti, manipolatori e di logistica, tecnici specializzati, laboratori di analisi chimico-merceologica e scientifici, torrefattori e via elencando, riuniti in un vero e proprio Distretto del caffè). Così, ogni realtà territoriale ha sviluppato il proprio business sviluppandola in settori contermini.

L’incontro si è svolto a porte chiuse, strettamente riservato alla stampa internazionale (una quarantina). Solamente un paio di giornalisti italiani hanno avuto la soddisfazione di prendervi parte a questo esclusivo incontro e ora ne state leggendo un breve resoconto.

Lucio Del Piccolo. Foto di Gianni PistriniLa sede dell’incontro triestino, il primo dei due, si è svolto all’interno della Centrale idrodinamica (cuore pulsante del fluido che permetteva la movimentazione verticale dei carichi nello scalo portuale fino agli anni Ottanta del secolo scorso). Qui, una preziosa raccolta di caffettiere di uso casalingo afferenti alla collezione di Lucio Del Piccolo [foto a destra], oltre alle macchine domestiche della collezione Nespresso.

L’approccio degli organizzatori è stato estremamente pragmatico, offrendo ai giornalisti, anche una visita delle rispettive aree e del retroterra, valorizzando le diverse peculiarità.

A Trieste, ad esempio, un giro culturale alla scoperta delle bellezze della zona e degustazione del cibo locale, oltre a un piacevole incontro nello storico Caffè San Marco, uno dei locali meglio conservato della città, con arredamenti e decori di inizi Novecento. In questo caso, accompagnati da una guida di eccezione nella figura del germanista e scrittore Claudio Magris.

Anche a Napoli non è stata da meno, con uno spirito di attenzione per il tessuto storico, culturale e alle tradizioni del posto.

Di fatto, è stato un omaggio, un’occasione per far ulteriormente conoscere le due province che hanno dato il nome alle capsule, che permetterà a Napoli e Trieste di girare il mondo, associandole al tipico life-stile italiano. Luoghi diversi fra loro, ma emblemi centrali di un settore. Una chiave di lettura nuova di chiamare le capsule, con i due capoluoghi che si sono visti associare i loro nomi ad altrettante capsule, un export di italianità nel mondo del caffè porzionato.

«Anche altri posti potevano essere scelti per battezzare la nuova proposta della Nespresso. Eppure, ci si è concentrati su Napoli e Trieste: due luoghi che in fatto di caffè presentano delle vere eccellenze». Probabilmente, per altre città, l’associazione con il caffè poteva non essere così immediato come lo sono per il capoluogo partenopeo e per quello giuliano.

«Il “tesoro dell’Italia” – affermano gli organizzatori – è anche il suo caffè espresso e una multinazionale come Nespresso non poteva non tenerne conto, veicolando in tutto il globo i due nomi abbinati alle due capsule. Il tesoro dell’Italia non ha un padrone se non gli italiani. Così le sue tradizioni storiche, la sua bellezza, la sua cultura, sono di tutti, come il suo magnifico territorio urbano». «Anche questo è un modo – continuano – per dire grazie a queste città».

Ma che tipo di miscele in esse contenute? Cosa sta dietro la filosofia del brand?

Bocche chiuse, anzi cucitissime, anche se qualcosa trapela a chi ha voluto saperne di più, sia per curiosità giornalistica, ma soprattutto interesse professionale.

A breve il resoconto sensoriale e, soprattutto, quello connesso alla tecnica compositiva.

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