Pausa caffè più amara con l’aumento dell’Iva

Pausa caffè più amara con l’aumento dell’Iva
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Aumento dell’Iva anche sul vending, dal 4% al 10%. Un incremento dell’imposta sui prodotti somministrati attraverso i distributori automatici che comporterà un aumento di 5 centesimi sul caffè e le bevande calde, e di dieci centesimi sulle bevande fredde e gli snack. Non solo, oltre ai consumatori penalizzate anche le imprese, costrette a spendere dai 30 ai 50 milioni per adeguare gli impianti.

“Sarà difficile spiegare ai 23 milioni di clienti che ogni giorno in uffici, ospedali, posti di lavoro, fabbriche, scuole e università consumano a prezzi contenuti caffè, cappuccini, bevande e snack vari nei circa 100 milioni di distributori automatici, che saranno loro a pagare la “colpa” di un momento di consumo voluttuario, a causa dell’Iva che il Governo ha portato dal 4% al 10% per finanziare l’Ecobonus attraverso il D.L n.63 del 4/6/2013. Pesanti difficoltà anche per le nostre aziende. Per adeguare i distributori automatici, il settore del vending (30 mila addetti e più di mille imprese) dovrà spendere tra i 30 e i 50 milioni di euro”. Lo afferma Lucio Pinetti, presidente di Confida, l’Associazione dei Distributori Automatici aderente alla Confcommercio.

“Ancora più difficile sarà comunicare a migliaia dei nostri 30 mila dipendenti la necessità di dover rinunciare alla loro prestazione per motivi di equilibrio dei bilanci aziendali – aggiunge -. In poche parole, se dovessero calare i consumi dovremo rinunciare a centinaia, forse migliaia di posti di lavoro in tutta Italia”.

“L’adeguamento al nuovo regime fiscale, poi, non può essere oggetto di trattativa con il singolo cliente – conclude Pinetti -. L’Iva è un’imposta che per legge grava sul consumatore finale e le nostre aziende hanno l’obbligo di trasferirla a valle. Nessun cliente può chiedere alle nostre aziende di farsene carico, non può per legge e sarebbe del tutto improponibile per la sopravvivenza delle nostre imprese.”

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