Donne del caffè

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Nel campo del caffè cresce la presenza femminile. Associazioni, cooperative, organizzazioni, riconoscono alla donna affidabilità e capacità di tutelare con sensibilità l’interesse della comunità. In questi giorni il caffè è una delle categorie ospitate dall’evento International Trade Centre’s Women Vendors Exhibition & Forum 2013, a New Delhi, India e l’IWCA (International Women’s Coffe Aliance) è partner dell’evento.

Il 2013 ha visto il calendario delle donne del caffè proposto da Elisa Molle, (prima campionessa barista italiana) realizzato a sostegno dell’ IWCA, una delle associazioni sorte in questi anni, come “L’Alianza de Mujeres en Cafè”, che operano per tutelare e promuovere la parità di genere dove la presenza femminile fatica ad essere riconosciuta.

A testimonianza di questo processo, il mese scorso, sono state intervistate quattro donne del centroamerica che ricoprono posizioni di responsabilità e promuovono la qualità del caffè del loro paese d’origine:

Lady Carolina Ochoa Romero, Anacafé (Asociación Nacional del Café), Guatemala
Fátima López, Prodecoop, Nicaragua
Evelyn Chacón, Icafe (Instituto del café de Costa Rica)
Wendy Rodriguez Sanchez, Ihcafe (Instituto Hondureño delCafé)

L’intervista è stata raccolta in occasione del seminario “Tendiendo puentes” al corso sulla cultura italiana del caffè attivato dall’Istituto Agronomico per l’Oltremare di Firenze.

Lady Carolina Ochoa Romero, Anacafé (Asociación Nacional del Café), Guatemala

Quale ruolo ricopri in Anacafé?
Mi occupo della promozione del caffè del Guatemala sia a livello nazionale che internazionale e sono responsabile della “Scuola del caffè” di Anacafé (Guatemala).

Come sei arrivata a ricoprire questo ruolo?
Nel 2006 ho iniziato come istruttrice nella “Scuola del caffè” e da lì ho iniziato ad ampliare la mia conoscenza sul mondo del chicco.

Come ti pare lo svolgimento del corso che stai seguendo alla Scuola italiana del caffè dello Iao (Istituto Agronomico per l’Oltremare)?
Sta superando le mie aspettative. È la prima volta in assoluto che esco dal Guatemala per fare un corso di aggiornamento dove si impara la cultura e la tradizione italiana del caffè. Questo è per me molto importante in quanto mi darà modo di ritrasmettere ai baristi e alla gente del Guatemala in genere il fatto stesso che dietro ad un prodotto come il caffè si nascondono tanti usi e tradizioni.

Quali aspettative avevi prima di arrivare in Italia per seguire il corso della Scuola del caffè?
Credevo che si sarebbe trattato delle solite lezioni teoriche, ma la sorpresa è stata che stiamo apprendendo molto di pratico, attuale e dinamico.

Come consideri il livello dei baristi nel tuo Paese?
Solo nel 2006 – durante i preparativi per le competizioni riguardanti i baristi – ho avuto per la prima volta l’ opportunità di vedere come si svolge il lavoro del barista, fino a che col passare degli anni il Guatemala si è classificato al primo posto al Wbc (World Barista Championship). Quindi ora come scuola di Anacafé e  con un campione mondiale che rappresenta il Guatemala, abbiamo la mente aperta per condividere con gli altri paesi produttori e con il mondo quello che sappiamo.

Il corso per diventare barista è molto richiesto nel tuo Paese?
Assolutamente, la scuola di Anacafé è molto grande e ben organizzata con molti macchinari; i nostri prezzi inoltre sono accessibili perché Anacafe è un associazione senza fini di lucro. I corsi presso la nostra scuola sono aperti a tutti, giovani e non! La gente si iscrive perché è curiosa, anche solo di vedere come si fa un buon caffè o solo per sentirne l’odore o ancora semplicemente per una soddisfazione personale. Quindi stiamo insegnando alla nostra gente come si produce e come si fa un buon caffè.

Che significa per te oggi essere una rappresentante del caffè nel tuo Paese, come persona e come donna?
Io  mi sento un’ambasciatrice. Per me il caffè è uno stile di vita, passione, lavoro (anche se non sono una produttrice di caffè) perché dietro ad una tazza di caffè ci sono mille mani che rappresentano il lavoro e il desiderio di fare grande il piccolo paese che è il Guatemala.

Le due parole insieme “Guatemala e caffè” a che ti fanno pensare?Qual’ è la prima parola che ti viene in mente?
Amor, pasión”  (amore, passione).

Fátima López Rodríguez, Prodecoop (Nicaragua)

Quale ruolo ricopri in Prodecoop, Nicaragua?
Sono responsabile del controllo qualità.

Come sei arrivata a ricoprire questo ruolo?
Ho iniziato ad occuparmi del settore del caffè nel 1998, poi dal 2001 ha avuto ufficialmente inizio la mia carriera di assistente al controllo qualità (ho avuto un maestro molto bravo).

Come ti pare lo svolgimento del corso che stai seguendo alla Scuola italiana del caffè dello Iao (Istituto Agronomico per l’Oltremare)?
È per me molto importante,  il mondo del caffè è come un “abecedario” e ogni giorno se ne impara una lettera.

Quali aspettative avevi prima di arrivare in Italia per seguire il corso della Scuola del caffè?
Io ho sempre molte aspettative su tutto! Sono venuta qui principalmente con l’entusiasmo di apprendere cose nuove, cosa che sta accadendo anche in questo momento; per me è stato molto importante e sono soddisfatta di quello che sto imparando.

Come consideri il livello dei baristi nel tuo Paese?
Credo che i baristi siano più che altro artisti del caffè, rispetto il loro lavoro. In Nicaragua il livello è molto buono, in ogni caso, dopo questa esperienza andrò certamente ad affrontare con le persone della Cooperativa che intendo formare i temi che sto affrontando durante questo corso.

Il corso per diventare barista è molto richiesto nel tuo Paese?
Sì.

Che significa per te oggi essere una rappresentante del caffè nel tuo Paese, come persona e come donna?
Quello del caffè è un mondo al maschile nel quale comunque ho avuto una buona accoglienza. Mi riempio di orgoglio ogni volta che qualcuno mi domanda qualcosa sul caffè come rappresentante del mio Paese,  così come mi riempie di orgoglio il fatto stesso di lavorare con i piccoli produttori di caffè.

Le due parole insieme ” Nicaragua e caffè” a che ti fanno pensare? Qual’ è la prima parola che ti viene in mente?
Dulzura” (dolcezza  come dolce ma anche nel senso di tenerezza, gentilezza, affabilità).

Evelyn Chacón, Icafe (Instituto del café de Costa Rica)

Quale ruolo ricopri in Icafe?
Mi occupo della promozione del caffè del Costa Rica sia a livello nazionale che internazionale.

Come sei arrivata a ricoprire questo ruolo?
Prima di entrare a lavorare nel mondo del caffè lavoravo nella pubblicità e nel settore del marketing. Dopodiché mi parlarono del caffè (a me piace moltissimo bere il caffè) feci un colloquio e così sono riuscita ad unire una mia passione con questo lavoro.

Come ti pare lo svolgimento del corso che stai seguendo alla Scuola italiana del caffè dello Iao (Istituto Agronomico per l’Oltremare)?
Buonissimo, qui imparo cose delle quali nel mio paese non avrei mai potuto neanche sapere l’esistenza! Inoltre, nel corso è prevista sia una parte teorica che una parte pratica che trovo entrambe interessanti. Per esempio il fatto di visitare un bar (che da noi si chiama cafeteria) o una torrefazione sono tutte cose molto importanti perché così puoi davvero vedere da vicino “la teoria messa in pratica”.

Quali aspettative avevi prima di arrivare in Italia per seguire il corso della Scuola del caffè?
Tutte e nessuna: tutte perché sapevo che qui in Italia il caffè del Costa Rica è conosciuto e il fatto stesso di poterlo riscontrare personalmente per me è entusiasmante; nessuna perché in ogni momento vedo che ci sono sempre belle sorprese (tanto per dirne una  vedere il museo delle macchine del il caffè a Milano, è straordinario!).

Come consideri il livello dei baristi nel tuo Paese?
Nel 2011 il mio collega era al dodicesimo posto al Wbc, ma poi nel 2012 si è qualificato all’ottavo, piano piano ha iniziato a guadagnare posizioni ma questo è normale, dobbiamo essere preparati perché siamo un paese produttore, il caffè è un nostro prodotto e fa parte della nostra vita e della nostra cultura, tanto che lo conosciamo bene.

Il corso per diventare barista è molto richiesto nel tuo Paese?
Sì. In Costa Rica ci sono quattro scuole certificate che organizzano corsi che rilasciano una certificazione ufficiale e quella di Icafe è quella di più alto livello, infatti è l’unica che organizza un corso avanzato, mentre le altre scuole offrono corsi base ed intermedi.

Che significa per te oggi essere una rappresentante del caffè nel tuo Paese, come persona e come donna?
Credo che il Costa Rica sia l’unico paese che tiene un sistema di liquidazione (ethical trade) che assicura che il produttore vada a ricevere l’80% della paga di questo caffè: l’Istituto (Icafe) fu creato nel 1933 proprio per questo. Quindi, essere un rappresentante del caffè del Costa Rica ed essere una donna, specialmente considerato che la maggior parte delle persone che lavorano nel mondo del caffè sono uomini, per me significa moltissimo, è motivo di orgoglio e lo è ancora di più essere una rappresentante donna  del caffè in un mondo del caffè a prevalenza maschile.

Le due parole insieme “Costa Rica e caffè” a che ti fanno pensare?Qual’ è la prima parola che ti viene in mente?
Cafè unico” (caffè unico).

Wendy Rodriguez Sanchez, Ihcafe (Instituto Hondureño delCafé)

Quale ruolo ricopri in Ihcafe?
Mi occupo della promozione del caffè di qualità dell’Honduras sia a livello nazionale che internazionale e dell’organizzazione di corsi di aggiornamento e di abilitazione alla professionale di barista.

Come sei arrivata a ricoprire questo ruolo?
Sto studiando marketing ma non avrei mai immaginato di lavorare per i produttori di caffè;  sono arrivata a Icafè per via di qualcuno mi ha segnalata in modo positivo, poi una volta a Icafe mi sono resa conto che il caffè è il mio settore.

Come ti pare lo svolgimento del corso che stai seguendo alla Scuola italiana del caffè dello Iao (Istituto Agronomico per l’Oltremare)?
Molto interessante. Inoltre mi piace molto il fatto che l’Italia si stia impegnando nel sostegno e la valorizzazione dei piccoli produttori di paesi come l’Honduras e ci piacerebbe che il nostro prodotto possa essere individuato dai consumatori italiani come un prodotto con identità e origine propria.

Quali aspettative avevi prima di arrivare in Italia per seguire il corso della Scuola del caffè?
Molte, per esempio mi chiedevo che cosa il progetto di cooperazione Italiana proponesse o pensasse di fare concretamente per i produttori honduregni, mi chiedevo quali fossero le cose che avrei potuto imparare e poi ritrasferire alle persone del mio paese dove si vuole sapere quale tipo di caffè sia richiesto, oppure come si crea una bevanda qui in Italia, quali sono le torrefazioni. Queste erano tutte cose di cui avevo sentito parlare, ma qui in Italia tutto questo lo stiamo apprendendo e vivendo ed è differente dal semplice sentirne parlare.

Come consideri il livello dei baristi nel tuo Paese?
Medio. Fino a quattro anni fa non sapevo neanche che cosa fosse un barista e ora ci troviamo ad un livello intermedio e necessitiamo di corsi di abilitazione per perfezionarci.

Il corso per diventare barista è molto richiesto nel tuo Paese?
Sì, da gennaio abbiamo ricevuto molte domande e siamo nel processo di organizzazione dei corsi.

Che significa per te oggi essere una rappresentante del caffè nel tuo Paese, come persona e come donna?
Significa far risaltare il lavoro e la voce delle donne che lavorano (ad esempio nelle cooperative) che io sono orgogliosa di rappresentare, in quanto cercano di dare il meglio e riescono in un lavoro di qualità.

Le due parole insieme ” Honduras e caffè” a che ti fanno pensare? Qual’ è la prima parola che ti viene in mente?
Cualidad” (qualità).

Segue il video del Women Vendors Exhibition & Forum dello scorso anno.


.donne del caffè

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